Io che ho sempre adorato le spoglie del futuro
e solo del futuro, di nient'altro
ho qualche volta nostalgia
ricordo adesso con spavento
quando alle mie carezze smetterai di bagnarti,
quando dal mio piacere
sarai divisa e forse per bellezza
d'essere tanto amata o per dolcezza
d'avermi amato
farai finta lo stesso di godere.
Le volte che è con furia
che nel tuo ventre cerco la mia gioia
è perché, amore, so che più di tanto
non avrà tempo il tempo
di scorrere equamente per noi due
e che solo in un sogno o dalla corsa
del tempo buttandomi giù prima
posso fare che un giorno tu non voglia
da un altro amore credere l'amore.
Un giorno o l'altro ti lascio, un giorno
dopo l'altro ti lascio, anima mia.
Per gelosia di vecchio, per paura
di perderti – o perché
avrò smesso di vivere, soltanto.
Però sto fermo, intanto,
come sta fermo un ramo
su cui sta fermo un passero, m'incanto…
Non questa volta, non ancora.
Quando ci scivoliamo dalle braccia
è solo per cercare un altro abbraccio,
quello del sonno, della calma – e c'è
come fosse per sempre
da pensare al riposo della spalla,
da aver riguardo per i tuoi capelli.
Meglio che tu non sappia
con che preghiere m'addormento, quali
parole borbottando
nel quarto muto della gola
per non farmi squartare un'altra volta
dall'avido sonno indovino.
Il cuore che non dorme
dice al cuore che dorme: Abbi paura.
Ma io non sono il mio cuore, non ascolto
né do la sorte, so bene che mancarti,
non perderti, era l'ultima sventura.
Ti muovi nel sonno. Non girarti,
non vedermi vicino e senza luce!
Occhio per occhio, parola per parola,
sto ripassando la parte della vita.
Penso se avrò il coraggio
di tacere, sorridere, guardarti
che mi guardi morire.
Solo questo domando: esserti sempre,
per quanto tu mi sei cara, leggero.
Ti giri nel sonno, in un sogno, a poca luce.
da Canzonette mortali, scritte nel 1983 da Giovanni Raboni e dedicate a Patrizia Valduga.
incantevole. hai pescato un vero e proprio capolavoro, te ne sono grata.
RispondiEliminadal v 11 così carnale e lancinante da fermarmi il fiato.
mi piace moltissimo. sempre meno di quanto sia tu a piacermi. e ora l'ho detto. :)
a.
dai che questo weekend ti rifocillerai di la musica, quella live e che ami.
Eliminati sorrido forte anche io, dall'era paleolitica. :)
a.
magari a., sono bloccato a casa con la schiena dolorante, scrupolosamente a riposo. e poi domenica mattina c'è la prima privata de 'l'arte della felicità' e vorrei sentirmi meglio per portarci mio figlio. ciao.
EliminaMattina? Dove Anto, sempre al Modernissimo?
EliminaRiprenditi!!!
ciao anna, è una proiezione privata solo per gli addetti ai lavori e non è al modernissimo.
Eliminaa., l'illusione dell'agronomo che, volendo verificare il risultato del suo lavoro, si affaccia per badare la sua piantina e si ritrova, invece, a spalare tanta merda. delude e rattrista assai assai anche me.
Elimina"Il 21 settembre ha luogo l'equinozio d'autunno, al quale presiede l'Arcangelo Michele. Il sole entra nel segno della Bilancia, dando così inizio a un nuovo ciclo.
EliminaI frutti cadono dagli alberi, abbandonano i loro involucri, mentre i semi vengono selezionati per essere consumati o conservati; più tardi essi saranno piantati nella terra affinché il ciclo ricominci. Ma questo lavoro di separazione, di cernita che si fa in natura non riguarda unicamente la vegetazione: esso concerne anche l'essere umano.
Come il frutto si separa dall'albero e il seme dal frutto, l'anima si separa dal corpo.
Il corpo corrisponde all'involucro e l'anima al seme che viene seminato in alto, in Cielo. Il giorno in cui sarà maturo, il frutto che è l'uomo non dovrà cadere in terra come il seme di una pianta, ma volarsene verso il Cielo.
E l'autunno è il periodo nel quale deve avvenire questa separazione di cui parla Ermete Trismegisto quando dice: «Tu separerai il sottile dal denso con grande abilità». Separare il sottile dal denso vuol dire separare lo spirituale dal materiale. Durante l'autunno tale processo di separazione si realizza in tutta la natura per preparare la nuova vita. Come l'Arcangelo Michele viene a separare l'anima dal corpo, così l'Iniziato lascia morire in sé una materia per liberare la vita. L'Arcangelo Michele separa l'anima dal corpo perché l'anima deve viaggiare, visitare altri mondi dello spazio e non rimanere eternamente sulla terra.
La separazione è una legge della vita. Ecco quindi che cosa dobbiamo imparare dall'Arcangelo Michele: la selezione, il discernimento, l'apprendere a separare il puro dall'impuro, l'utile dall'inutile, il nocivo dal salutare, la cosa morta da quella viva. E la causa di tutte le sventure è proprio la mancanza della capacità di discernimento."
Omraam Mikhaël Aïvanhov
a.
bellissima, volo d'autunno.
Eliminami hai inondato di luce, non so come tu ci riesca, ma lo fai. sbramare il grano dalla pula, operare la selezione con l' indulgenza di ogni separazione. ancora, nomen omen. ricorre, tra noi.
ma io ho appena scoperto di aver ricevuto in dote un nome e cognome importante. toccava a te, svelarmelo.
grazie.
sempre grazie a te. non scherzare.
Eliminacome ti senti, sei riuscito a portare il bambino alla prima?
a.
ci sono riuscito, sì. con una infiltrazione di voltaren e muscoril, e non me ne pento. è bellissimo.
EliminaAh ok!
RispondiEliminaAllora lunedì al Modernissimo. Grazie.
le sfilai dalla mia antologia di p.v. poeti innamorati appena comprata, ricordo di averle usate per improvvisare parole mie per te, tanto che mi passeggiavano in testa. solo che nel mio libro, io che ho sempre adorato le spoglie del futuro è datata milano 1986. io e i dettagli. sempre stati molto quelli ad attrarmi, chiose, note a margine, scritte minuscole in fondo a una pagina, un po’ come il tuo nome sul retro di un ciddì subito dopo l’amicizia dillà, o il mio ora qui in alto sulla destra, che pure se usavi il grandone non sarebbe servito a niente, se non al mio tu tum. e quelli della musica nelle cuffiette che sennò te li perdi che mi hai insegnato tu. o quelli che ti fanno pensare a me della vanoni che ti ho insegnato io.
RispondiEliminaamore caro io non ho mai potuto / da un altro amore credere l’amore, gli risponde lei anni dopo nel libro delle laudi. che non ce l’ho e nella mia testa è sempre subito un me lo regali?
lei aveva 28 anni, lui ne aveva appena compiuti 49. lei era una giovane studentessa di lettere, con una raccolta di versi ancora inedita e una buona dose di sfacciataggine, lui – già allora – era uno dei più grandi poeti italiani. al telefono lei gli disse che i suoi testi preferiva consegnarli di persona, che delle poste non si fidava: oggi, quando ricorda quei momenti ammette: «ovviamente volevo sedurlo».
(a proposito o a sproposito, pochi giorni fa di settembre di quell’anno del signore che sai, dopo esserci ammalati per una manciata di note cadute nella bocca, io mi innamorai di te per due sole righe due impigliate negli occhi, prima, prima ancora. e credevamo che niente potesse continuare come prima del nostro incidente.)
sembrerebbe un cliché, continua l’articolo, invece è l’inizio di un grande amore durato ventiquattro anni. per lei, che quel giorno si presentò a casa di raboni «ubriaca e vestita da pazza», lui lasciò la seconda moglie e giurò, sapendo di non mentire, che l’avrebbe amata «per tutta la vita e anche dopo».
non si sarebbero più lasciati.
…
inutile dire che volevo essere lei, come la tua yoko, la tua sandra, la tua franca, eccetera, e sentirmi ricchissima come dico sempre pure io. liberi di essere felici, anche se io sempre un po’ più felice. quella che ami tanto delle quartine che mi regalasti (si amavano quei due, si regalavano libri) col bacio al dentifricio di quella mattina e che non ho smesso finchè luglio è diventato agosto duemiladieci quando mi regalasti le cento quartine per il mio onomastico che non c’era prima nello scaffale della tua libreria. rileggo la tua dedica e piango, poi apro e 154. vuoi morir con me testa di cazzo? ma proprio, e poi la più nostra di tutte 188, da far male la gola. oggi più di allora.
insomma diciamolo, proprio una scelta indovinata questo post per dichiararsi.
Eliminacome per dire male, che persino il diavolo si annoierebbe a leggerti, e farne esercizio di occupazione di molte. i tedeschi hanno una parola bellissima per definirlo, schadenfreude, l’ho imparato oggi da un giornale. io che so che standoti vicino bruci, vorrei dire lo sentite voi che brucia? lo dovete toccare altrimenti vi sembrerà freddo e duro e triste. ma forse anche per questo piaci tanto, tutte ti avrebbero voluto guarire da quella durezza. e forse una ci riuscirà pure. tanto da farti già usare la prima persona plurale per altro che non siamo io e te.
la tua delusione neanche metà della mia. ma a un uomo fuori dal comune non si possono chiedere difetti contenuti e questo mi è chiaro ormai da tempo.
e ora più della promessa d’amore scritta da lui su una copia del giornale sul tavolo della cucina, quando lei dice: ‘qualsiasi scemenza era piacevole se c’erano i commenti di giovanni. e se non mi avesse amata non sarebbe rimasto.’ e quanto deve essere bello rimanere, avere motivi per restare, radici per tornare, ali per volare? come la certezza di essere quei due insieme in una cucina, in un angolo di mondo che si riesce sempre a salvare. credo non ci sia traguardo più alto.
occhei, ho sofferto che basta, anche per oggi. accidenti a me.
ma grazie, da dove conservo le nostre cose più belle.
perché è questo il mio principale difetto, la memoria inutile. ricordo tutto e non serve.
piesse: quando ho una mezza idea di suicidarmi vengo qui, e gli occhi ti seguono fino a farmi male. sono una dipendente ma molto episodica utilizzatrice finale di questo blog, sbagliando forse a credere di avere sempre infiniti altri canali di comunicazione con te, persino la propagazione del pensiero se serve. perché tante cose non ci siamo detti, ma tanto il gioco è che pensiamo di sapere quello che non ci stiamo dicendo. quando vuoi tu però cambi le regole, così ho fumato molto in silenzio riflettendo sui passi da fare. a scongiurare prima il pericolo di intervenire indebitamente a commentare, a esimermi dal far arrivare il mio disprezzo agli astanti, poi. errori possibili e probabili, e forse questo è uno di quelli. in generale sto facendo un lavoro serio per autocensurarmi, e non intendo riferirmi al contingente. perché ci si può arrendere e lasciar andare rimanendo comunque fedeli. come tutte le cose che hanno il potere di non morire, e mi si creda non ci sta autunno che tenga, l’amore implica volontà e tenacia e a volte richiede ferme e dolorose decisioni. l’ultima volta intendevo in qualche modo averti già detto: guardami amore mio, che non sto proprio bene. e in fondo al cuore, tu sai benissimo che aspettavo solo che ricominciasse la musica.
sai anche che ho sempre preferito pensare se voi siete un’altra cosa non fate vostre le paure del mondo. e se proprio dovessi decidere tra essere amata e mettere paura sceglierei comunque la prima. anche se la paura dura più dell’amore. perchè tutto ciò che voglio io sta dall’altra parte della paura. ed è bello, sarebbe troppo bello potersi dire sai come? come patrizia a giovanni, tu mi tieni davanti alla paura.
poi arrivi TU. e improvvisamente tutto il ronzio di fondo si ferma. tutto il resto del resto del mondo diventa niente. poi arrivi TU e mi devasti tutto. mi sfasci. arrivi dopo aver lasciato una domanda a marcire, dopo esserti data arie da buffona dillà, arrivi TU.
Eliminaadesso arrivi TU. e so esattamente perché mi sono innamorato di te.
così come aspettare che sia l’altro pure il primo a chiamare, la maggior parte delle volte invano. di un desiderio così urgente quasi prossimo alla ferocia a volte. al napoletano invece lo amo proprio e per un attimo mi sono sentita ridere molto e dire, e adesso anche la tua vittoria.
RispondiEliminaciao camillo, sfumiamo dillà che sennò rischiamo la sovraesposizione.